La spiritualità nell’arte calligrafa

La scrittura fisica, manuale, è da sempre investita di ruoli e significati profondi: dai codici religiosi trascritti a mano, allo sviluppo della grafologia, alla pratica calligrafica. Il segno è espressione immediata e – potenzialmente – imperitura di chi lo compie; è il risultato tangibile di un atto fisico, di un’intenzione e di una visione del mondo; è estetico ma al tempo stesso significante.

Questa premessa, valida per le scritture alfabetiche (vedi le tradizioni calligrafiche occidentali e medio-orientali), ha ancora maggiori risonanze nella tradizione calligrafica orientale, dove l'oggetto del lavoro calligrafico non sono sequenze di lettere ma singoli segni significanti, simboli potenziali.

evoluzione del carattere Ma

La calligrafia è, appunto, essenzialmente un lavoro. Applicato ai caratteri cinesi, questo lavoro consiste di:
codici di riferimento: i tratti costitutivi di un carattere, l'ordine in cui questi tratti vanno eseguiti, i vari tipi di grafia esistenti e le loro convenzioni (vedi a lato la grafia in stili diversi per lo stesso carattere ma “cavallo");
strumenti di lavoro esterni: pennello, carta, inchiostro. E la pietra per fare l'inchiostro, per chi usi l'inchiostro in barrette tipico della tradizione cinese;
strumenti di lavoro propri: la postura, ovvero il collegamento che dai piedi sale alle gambe, si trasmette al tronco, e da qui tramite la spalla arriva al polso. Il polso che esegue il segno è solo il ricettacolo finale di un movimento fisico complessivo, coordinato dal respiro;
riferimenti di senso: il carattere scelto per la propria attività calligrafica può avere un uso quotidiano, prevedere degli usi più ampi e figurati, e acquisire nuovi sensi grazie all'esecuzione calligrafica in sé.

Il lavoro è basato sulla disciplina e la ripetizione, al tempo stesso non è mera esecuzione quanto interiorizzazione del senso o dei sensi insiti nel segno, da rilasciare sulla carta. L'esecuzione in sé è l'ultima tappa di un percorso precedente, è la parte visibile di un vissuto interiore e di una ricerca di senso.

Al tempo stesso poiché il senso deve defluire naturalmente dal movimento coordinato del corpo, è utile non pensare troppo, cioè non ragionare eccessivamente in termini razionali: meglio lasciare che sia il corpo a trovare le sue risposte di senso, lasciare che il segno corra sulla carta noncurante di goffaggini ed imprecisioni, ripetere il gesto finché il respiro non trovi il suo ritmo e lo imprima al pennello. La calligrafia si avvicina alla meditazione perché la ripetizione del gesto fisico tende a svuotare la mente, a pulirla dai pensieri del contingente per concentrarla su un mondo altro: ecco che con la ripetizione il segno sulla carta diverrà più spontaneo, risulterà più marcato l'equilibrio fra i tratti come se fossero pennello ed inchiostro a trovare la soluzione. Non a caso, nei templi del Giappone contemporaneo la calligrafia è usata come disciplina propedeutica alla meditazione: poiché la meditazione su un oggetto mentale è una disciplina molto difficile, tramite un'attività (apparentemente) esteriore come la calligrafia, il fedele impara le tecniche di rilassamento fisico e concentrazione mentale necessarie per la meditazione in senso stretto.

Un passo indietro

Date le premesse, facciamo un passo indietro e sgraniamo il percorso fisico, bruto, che ci porta all'esecuzione calligrafica.

Innanzitutto scegliamo il momento - diamoci del tempo - ed uno spazio dove poterci applicare, tipo un tavolino sgombro (se lavoro con carta a strisce verticali non servirà tanto spazio). Prepariamo il pennello, una ciotola con l'inchiostro di china, stendiamo la carta davanti a noi e magari fissiamola al tavolo con dei pesi bassi - una ciotola, un astuccio, quel che c'è. Prima di iniziare il lavoro dobbiamo aver già scelto il carattere sul quale esercitarci, e dobbiamo già conoscerlo nella sua struttura, nei suoi tratti e nei suoi equilibri spaziali - anche la ripetizione con la biro può aiutare in tal senso, prima di iniziare col pennello. Inoltre, prima di iniziare il lavoro devo essere rilassato, e disposto ad accettare il fatto che il corpo non esegua subito quello che ho in testa di fare - se sono troppo teso al risultato, la tensione fisica non permetterà la trasmissione delle forze elastiche dai piedi al corpo alla spalla al polso.

A questo punto, si parte! Molti calligrafi lavorano in piedi, per avere tutta l'elasticità corporea a propria disposizione; ma chi è più comodo o vuole semplicemente prendere mano, può lavorare anche da seduto. Di solito, per avere maggiore libertà di movimento si lavora col braccio parallelo al foglio, ovvero senza appoggiare il gomito; in questo modo il corpo e la spalla dialogano direttamente col pennello. Il risultato di questo dialogo determina di solito la scelta del pennello: di tipo "scolastico" con setola abbastanza dura, per meglio sentire la resistenza opposta dal mezzo e fare conoscenza graduale coi movimenti, o di tipo cinese a setola morbida, e quindi sensibilissimo ad ogni cambio di posizione del polso. Inoltre, durante l'esecuzione ed in base alla complessità del carattere prescelto, si capirà quanto intingere il pennello di inchiostro - in Cina l'inchiostro viene fatto personalmente dal calligrafo, che decide al momento la percentuale d'acqua da utilizzare. Una volta tarati i mezzi, resta al corpo fare la sua parte: ripetere, ripetere, ripetere, finché non si ha la sensazione che il pennello viva di vita propria, e che l'esecuzione fisica e l'immagine mentale siano un tutt'uno.



Scheda introduttiva alla lezione di calligrafia svolta nell'ambito della giornata "Tutto-sotto-il-Cielo: la tradizione spirituale Taoista" il 5 Febbraio 2012 a Schio (VI) ed organizzata dall'a.s.d. Cinque Elementi. Testo a cura della Dott.ssa Valentina Pozza.

 
 
 
 

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