Lavorare sul Qi

Con il termine Qi Gong, o Chi Kung, ci si riferisce ad una serie di pratiche e di esercizi collegati alla medicina tradizionale cinese e in parte alle arti marziali che prevedono la meditazione, la concentrazione mentale, il controllo della respirazione e particolari movimenti di esercizio fisico.

La parola Qi Gong in cinese significa “lavoro sul Qi”. “Qi” è un termine che esiste in tutte le culture: gli indiani lo chiamano “Prana”, gli antichi greci lo chiamavano “Pneuma”, i latini lo chiamavano “Animus”, gli ebrei lo chiamano “Ruah”. Per capire esattamente cosa sia il “Qi” possiamo tornare all’Antico Testamento e pensare alla narrazione di Dio che crea l’uomo dal fango, lo plasma e gli soffia nelle narici il soffio della vita, il soffio divino. Questo soffio vitale è quello che noi chiamiamo “Qi”. Nella Divina Commedia di Dante Alighieri c’è un passaggio meraviglioso che dice: “La luce di Colui che tutto move nell’universo penetra e risplende, in parte più e meno altrove.” Questa luce è “Qi”. Il secolo scorso Albert Einstein ha formulato una teoria estremamente interessante, che tutti conoscono, secondo la quale l’energia equivale alla massa per la velocità della luce al quadrato, riassunta dalla formula E=MC2. Questo significa anche che la massa è uguale all’energia sotto radice quadrata della velocità della luce, che tutto ciò che noi vediamo è manifestazione di energia, una diversa vibrazione di quella medesima energia che abbiamo descritto poc’anzi e che chiamiamo “Qi”.
Gli esercizi di Qi Gong non sono altro che modi per collegarsi ad una frequenza particolare di quel tipo di energia e prenderne consapevolezza. Per ottenere questo scopo io devo relazionarmi con il Qi attraverso un processo di imitazione: imitando con il corpo determinati movimenti, posso preparare la mia mente ad aprirsi verso una frequenza specifica, così come un bravo chef predispone l’ospite ad assaggiare un piatto accostandolo ad un determinato vino, preparandolo a gustare un sapore piuttosto che un altro. Allo stesso modo il Qi Gong crea una relazione, ci permette di entrare in sintonia con uno specifico tipo di energia e bilanciare le parti carenti del nostro essere, predisponendoci ad un tipo specifico di energia.
Per il sistema di pensiero degli antichi taoisti, migliaia di anni fa, la natura era un fatto vivo, reale, ed esisteva una connessione specifica tra determinate forze della natura ed i nostri stati d’animo: è per questo che avevano creato questo genere di pratiche. Con lo stesso criterio gli sciamani di tutte le culture utilizzavano delle pietre, delle radici, delle pelli, delle piume, per identificare le forze della natura e per connettersi ad esse tramite dei simboli. Allo stesso modo noi siamo composti delle medesime forze con le quali vogliamo relazionarci ed è attraverso le forze che ci compongono che ci relazioniamo con le forze universali. In questo senso, il Qi Gong getta un ponte tra noi e la fonte dell’energia con la quale ci vogliamo relazionare. Questo ponte è una metafora, un simbolo.

Antica rappresentazione di posture del Qi Gong

Il Qi Gong è considerato anche una forma di meditazione, un atto in cui i sensi si volgono all’interno di noi stessi. Rispetto ad altre forme di meditazione, nel Qi Gong si utilizza però la forza del corpo, perché meditare con il corpo immobile, attraverso posizioni specifiche, è molto complesso e la mente tende a ribellarsi. All’inizio è quindi importante eseguire un movimento che vada ad incantare, ad ammaliare la mente: con il Qi Gong si impara a quietarla pian piano, ad addomesticarla, blandirla, e progressivamente a fermarla. Fermando la mente ordinaria è possibile acquisire una maggiore consapevolezza delle nostre azioni e delle nostre motivazioni.
Nella nostra vita quotidiana constatiamo, per usare un espressione comune, che il lavoro “assorbe”, la vita “assorbe”, la famiglia “assorbe” ed in questa situazione noi sembriamo delle spugne: schiacciamo fuori la nostra vita stessa, assorbita dai molti impegni. Il paradosso è che in teoria i nostri impegni sono fatti per riempirci: noi lavoriamo per mangiare, creiamo con le persone che amiamo una relazione che ci dovrebbe nutrire. Spesso però accade che le energie che noi spendiamo non sono compensate a sufficienza da quello che le nostre attività ci danno, non riassorbiamo a sufficienza; sono pertanto necessari dei momenti di raccoglimento, proprio per riequilibrare, bilanciare le energie e riuscire a fermarsi un attimo, rasserenare la mente. Pensare con la mente serena è un esercizio, è un’abilità, come toccarsi la punta dei piedi: inizialmente si fatica, ma se lo si fa tutti i giorni dopo una settimana ci si riesce. Tenere la mente serena è un esercizio molto più difficile che toccarsi la punta dei piedi, però facendolo quotidianamente ci si riesce ugualmente. Non è necessario dedicarvi molto tempo. Sono sufficienti venti minuti la mattina e dieci minuti la sera, per iniziare. Chi non può puntare la sveglia venti minuti prima? E chi, prima di andare a dormire, non può prendersi dieci minuti di tempo? Calcolando la giornata, gli impegni e tutte le cose futili che facciamo, non è difficile sottrarre tempo a quanto di inutile per restituirne un poco a qualcosa che ci faccia stare meglio.



L'articolo prende spunto dalla discussione sul Qi Gong con il M° Salvatore Cafiero che ha avuto luogo nell'ambito della giornata "Tutto-sotto-il-Cielo: la tradizione spirituale Taoista" il 5 Febbraio 2012 a Schio (VI) ed organizzata dall'a.s.d. Cinque Elementi.

 
 
 
 

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